Ancora una volta i cani si dimostrano migliori degli umani: cosa sta accadendo in Ucraina…

Anche se evidentemente se ne parla di meno che qualche settimana fa, la decisione di Vladimir Putin di invadere e bombardare l’Ucraina ha portato milioni di rifugiati a fuggire verso ovest.

alina
La situazione dei cani in Ucraina è sempre più difficile

Una situazione evidentemente disperata e che riguarda centinaia di migliaia di persone, costrette a fuggire dalle bombe spingendosi sempre più a occidente.

Molte di queste persone, come ci raccontano diversi episodi di cronaca giornalistica, hanno lasciato tutto quello che avevano alle spalle, senza avere alcuna certezza su quando riusciranno a rientrare in possesso dei propri appartamenti. Alcune di queste, inoltre, sono in preda a stress traumatici e ansie.

La storia di Alina ci rivela che, anche in un frangente difficile come questo, sono i cani a rivelarsi molto migliori degli uomini.

La storia di Alina e il ruolo dei cani

Alina Metyolkina è una donna che è stata costretta a fuggire dalla sua casa, devastata dalla guerra, per rifugiarsi in una sistemazione di fortuna a ovest. Qui, però, ha trovato un inaspettato conforto nel salvataggio dei cani.

Alina e i cani
Alina è pronta a iniziare una nuova vita grazie ai cani

Ora Alina si trova a Dnipro, nell’Ucraina centrale, e ha iniziato a fare volontariato presso il rifugio per animali Shelter Friend, rivelando ai giornali che questo nuovo ruolo l’avrebbe aiutata a superare i profondi problemi emotivi che ha vissuto a causa del suo difficile periodo.

All’inizio, ricorda Alina, si è recata nel rifugio semplicemente per accompagnare un’amica. Una volta lì, però, le è piaciuto così tanto che ha iniziato a venire qui costantemente, da sola.

La proprietaria del rifugio, Maryna Bolokhovets, ha detto che la guerra ha fatto sì che la situazione del benessere degli animali nel Paese andasse sempre peggio, fino a diventare un vero e proprio disastro. Il disastro riguarda anche… l’economia dei rifugi: le strutture come quella di Maryna si affidano infatti alle donazioni, ma con lo scoppio della guerra si è verificata una parziale fuga dei donatori, con ciò che ne consegue sulla sostenibilità di questi centri.

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